08/02/15
Studio italiano conferma potere antiage della proteina Creb1. Si produce se si assumono meno calorie. Più salute per la gente e anche per il pianeta.
leggi...
"Chi ha paura di sognare
e' destinato a morire"
Bob Marley
 


Bookmark and Share



HOME // < Back

Gli studiosi dei meteoriti di Marte "Siamo sicuri, vita sul pianeta"
I ricercatori della Nasa trovano conferme su due frammenti caduti sulla terra: "C'erano e forse cui sono forme viventi" di LUIGI BIGNAMI
Il gruppo di ricercatori della
Nasa che sostengono di aver trovato indizi di vita passata su Marte
nel meteorite caduto in Antartide e oggi noto come AHL84001, hanno
fatto sapere che grazie all'uso di una nuova sofisticata
strumentazione stanno trovando simili indizi in altri due meteoriti
caduti sulla Terra e anch'essi provenienti da Marte. Secondo le
prime indiscrezioni, i ricercatori sono certi che nelle prossime
settimane dimostreranno definitivamente con pubblicazioni
scientifiche che Marte era abitato nel passato da organismi
viventi.



"Ci manca davvero poco per dimostrare definitivamente che su Marte
c'era e forse c'è ancora vita", ha detto David S. McKay,
responsabile del reparto di astrobiologia della Nasa.

Fino ad oggi le ricerche della vita passata su Marte si erano
concentrate sul meteorite che cadde in Antartide 13.000 anni fa e
che venne trovato nel 1984 da una ricercatrice della Nasa. Il
meteorite è stato oggetto di molteplici ricerche su alcuni elementi
trovati all'interno del meteorite che, secondo un gruppo di
ricercatori, erano prove a favore della vita passata, mentre per
altri erano il risultato di fenomeni spiegabili in modo
inorganico.



Nel mese di novembre, però, grazie ad un'ultima analisi realizzata
con strumenti assai più sofisticati di quelli usati negli anni
Novanta, e che si basa su una tecnica chiamata "fascio ionico
focalizzato" (usa un fascio di ioni (atomi a cui sono stati tolti
degli elettroni) per raffigurare un campione da analizzare), il
team di McKay portava nuove prove a favore che quanto c'è
all'interno del meteorite può essere spiegato solo attraverso
un'origine biologica. Nelle ultime settimane, lo stesso gruppo di
ricercatori sta analizzando altre meteoriti marziane cadute sulla
Terra e in due di esse ha trovato gli stessi elementi che, a dir
loro, sono di provenienza biologica. Una di queste meteoriti, nota
come "Meteorite Nakhla", cadde nel 1911 vicino alla città di Nakhla
in Egitto e allora fece molto clamore. Il pezzo più grande, dei 40
in cui si ruppe, è rimasto esposto a lungo nel Museo di Storia
Naturale di Londra ed è quallo in fase di analisi. Il terzo
meteorite , chiamato "Yamato 593", proviene anch'esso
dall'Antartide.

Secondo i ricercatori tra i 3,6 e 1,4 miliardi di anni fa il
pianeta rosso doveva essere popolato da un gran numero di
micro-organismi, quando la sua atmosfera era assai più spessa e
umida. Un arco di tempo nel quale anche sulla Terra iniziò a
svilupparsi la vita.  Ciò che fa dire agli scienziati che in quei
meteoriti ci sono indizi di vita marziana è una configurazione
complessa di sostanze chimiche, che potrebbe essere stata deposta
unicamente da organismi viventi. Inoltre sono state scoperte
strutture che assomigliano moltissimo a micro batteri grandi tra i
20 e i 100 nanometri (un nanometro è un milionesimo di
millimetro).



Queste nuove scoperte, divulgate da Spaceflightnow, si affianca a
quella di alcuni mesi or sono che sostiene che i rover Spirit e
Opportunity in attività su Marte dal 2004 abbiano messo in luce
strutture che sulla Terra sono depositate da organismi viventi. La
scoperta è stata realizzata da Vincenzo Rizzo, del Dipartimento di
Scienze della Terra dell'Università di Firenze, e di Nicola
Cantasano, del Consiglio Nazionale delle Ricerche ISAFoM di Rende
(Cosenza). Secondo i ricercatori le piccolissime sferule osservate
dai dure rover e chiamate dai ricercatori della Nasa "mirtilli",
sarebbero il risultato dell'attività di organismi viventi. Ma non è
tutto. Anche le strutture sedimentarie in cui essi si trovano
vennero deposte da colonie di organismi che sono chiamate
stromatoliti. Spiega Cantasano: "Le analisi delle immagini al
microscopio eseguite dai rover ci permette di sostenere che quelle
sferule non sono omogenee come si credeva e che faceva ipotizzare
un'origine inorganica, ma presentano  strutture complesse che solo
colonie di migliaia di cianobatteri (organismo monocellulari un
tempo chiamati "alghe azzurre") avrebbero potuto formare".



Ora non rimane che attendere le prossime missioni spaziali verso
Marte che porteranno strumenti per un'analisi approfondita del
suolo marziano con il fine primo di cercare proprio sul luogo forme
di vita passate o presenti.


 


Fonte




Fai una domanda o inserisci il tuo commento:
Nick:
Testo