Se non pecchiamo di eccesso di ottimismo, o se non è stato fatto un errore di stampa, nel nostro quotidiano lavoro di “archeologi” dell’informazione sempre alla ricerca della sostenibilità abbiamo individuato un colpo di reni importante nell’ultimo intervento del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Nel pezzo firmato da Nicoletta Picchio a pagina 3 del Sole24Ore si legge infatti: «Quanto al modello di crescita per il futuro, secondo la Marcegaglia il motore sarà la green economy, legata all’innovazione tecnologica e alla ricerca. Secondo uno studio Ocse, in questo settore in Germania lavorano 250mila persone e nel 2020 i dipendenti supereranno quelli dell’auto. Nel solare termico, per fare un altro esempio, da noi gli occupati sono 3mila, in Germania 17mila. «Stiamo recuperando un gap, ma per accelerare serve un quadro chiaro di regole e incentivi». E sarà importantissimo il risultato del vertice di Copenhagen sul clima: «La riduzione di C02 deve coinvolgere anche le economie emergenti e non solo la Ue».
Da Green economy come «uno dei driver per uscire dalla crisi» a «motore di crescita per il futuro» il passo avanti – dal nostro punto di vista – appare evidente. Non siamo ancora a un cambio di paradigma dello sviluppo economico, ma ci stiamo avvicinando. Almeno a parole, poi servono i fatti, ma è significativo che gli industriali chiedano regole precise ai governi “per accelerare” quando fino a poco tempo fa l’ambiente era d’intralcio alla crescita. Poi si potrebbe discettare moltissimo sul concetto di crescita sostenibile, ma qui ci interessa l’approccio che, salvo prossime smentite, ci pare più illuminato da parte del presidente di Confindustria rispetto al passato, anche recente.
Il contrario, per fare un esempio, di quello che appare dall’ultima puntata della discussione sempre del Sole dal titolo “Lezioni per il futuro”. Ultima puntata affidata alla ‘penna’ di Guido Tabelloni, che la discussione ha innescato oltre un mese fa. Lasciamo agli economisti veri analizzare punto su punto le sue conclusioni, mentre ci prendiamo la briga di commentare la sensazione che abbiamo avuto al termine della lunga discussione. L’unica crisi che è stata trattata nei tanti intervenuti è stata quella economico-finanziaria e solo in un paio di circostanze è emersa anche quella ecologica con interventi interessanti ma sviliti da titoli che non ne evidenziavano questo aspetto. Nessuno accenno o quasi inoltre all’urgenza di un nuovo paradigma economico, piuttosto alchimie finanziarie per riportare le cose allo statu quo pre crisi. Siccome però trattasi, almeno dal titolo, di lezioni per il futuro, dal punto di vista puramente tecnico-economico avranno anche insegnato qualcosa, ma da quello della sostenibilità sono state a dir poco deludenti. Servono ripetizioni o altre lezioni e leggersi quelle di Gianfranco Bologna sulla scienza della sostenibilità che dispensa su greenreport (scusate l’autoreferenzialità) ci paiono più interessanti.
da greenreport.it